Mali di Stagione

Il pelo semilungo del Maine Coon non richiede cure particolari, poiché è idrorepellente, cioè rivestito da una cuticola che lo impermeabilizza e protegge l’animale dalle intemperie, a causa di ciò si impedisce al pelo di annodarsi e infeltrirsi.

Il gatto riesce a liberarsi da solo dei peli morti e a mantenere il mantello in ordine e pulito. Durante il periodo della muta, lo si può aiutare con un cardatore, un paio di volte alla settimana.

Quando gli fate il bagno dovrete avere cura di asciugare molto bene il pelo. Il mantello idrorepellente tende a trattenere l’umidità, quindi una frettolosa asciugatura potrebbe essere causa di fastidiosi raffreddamenti.

I principali problemi di salute all’interno della razza Maine Coon riguardano la presenza di problemi genetici che tuttavia interessano generalmente soltanto una minoranza dei Maine Coon.
Tali problemi possono essere sradicati tramite selezione attenta da parte degli allevatori.
Nel Maine Coon, i problemi di salute ereditari più comuni sono la displasia dell’anca, il rene policistico o PKD e la cardiomiopatia ipertrofica o HCM. La HCM è una patologia del muscolo cardiaco che causa ipertrofia (crescita eccessiva) o dilatazione del cuore.
Un gatto affetto da HCM potrebbe non presentare alcun sintomo di debolezza né apatia per lungo tempo ma essere colpito improvvisamente da una tromboembolia iliaca causata dal distacco di un coagulo. Il PKD è una malattia che implica la presenza di cisti nei reni già alla nascita e, tipicamente, in entrambi i reni. Con la crescita del gatto, le cisti aumentano (fino a superare i 2cm).
Quando le cisti occupano troppo spazio nel rene, il tessuto normale fuoriesce e il rene non è in grado di funzionare normalmente. I primi sintomi compaiono tra i 3 e i 10 anni e, talora, anche prima.
Il rene policistico, quando diagnosticato, è incurabile, sebbene il micio, con opportune terapie e trattamenti continuativi, possa vivere ancora a lungo.

Con l’arrivo della stagione fredda i nostri gatti, come noi, possono essere soggetti ai diversi mali di stagione .

Stomatite, gengiviti e periodontiti (tratto da www.pawpeds.com )

Se la gengiva è rossa, gonfia, sensibile e se sanguina spesso, si parla di gengivite. Può capitare a gatti di qualunque età. Le gengiviti possono essere causate dal tartaro ma possono verificarsi anche spontaneamente quando i denti sono poco curati. Ci sono molte teorie circa le cause di queste gengiviti spontanee. Le opinioni circa il trattamento sono altrettanto diverse.

Il primo segnale di gengivite è la sottile linea rossa attorno al dente, sulla gengiva. In questo stadio il processo può essere bloccato – soprattutto se causato da placca o tartaro – spazzolando vigorosamente i denti. L’infiammazione della gengiva sparirà senza danni per i denti.
Una gengivite più avanzata, può anche intaccare le ossa sotto la gengiva e questa condizione è chiamata periodontite. A questo stadio la gengiva inizia a crescere rapidamente e il dente potrebbe non essere più recuperabile. Le periodontiti non sono reversibili come le gengiviti. Quindi, è molto importante tenere la situazione sotto controllo non lasciarla precipitare ulteriormente .

A volte, non è infiammato solo il bordo della gengiva attorno al dente ma anche la mucosa dell’intera bocca. In questo caso si parla di stomatite. I gatti con questo problema spesso sbavano parecchio e smettono quasi completamente di mangiare a causa del dolore alla bocca.

Le cause di gengiviti, periodontiti e stomatiti non sono ancora chiare. Ci sono numerose teorie circa queste malattie, come ad esempio reazioni del sistema immunitario ai batteri della bocca o reazioni autoimmuni. In alcuni gatti, il problema inizia quando si trovano in uno stadio vulnerabile, come ad esempio una femmina che ha appena partorito o animali che sono malati o che hanno da poco subito la vaccinazione. Ci sono anche indicazioni circa il coinvolgimento di fattori ereditari, specialmente quando i genitori o i nonni hanno sofferto della stessa condizione. Sfortunatamente non sono ancora state condotte ricerche in grado di definire esattamente cosa causa queste malattie.

La forma ereditaria di questi problemi sembra essere la più difficile da trattare. In molti casi i denti devono essere estratti a causa delle infiammazioni incontrollabili. Dal momento in cui i denti vengono estratti e la placca e il tartaro rimossi, il gatto non soffrirà più di queste infiammazioni.
Per gatti non affetti da questa forma ereditaria di problemi, gli antibiotici e la spazzolatura dei denti possono essere una soluzione ma anche in questi casi non sempre si riesce ad evitare l’estrazione. In tutti i casi, è bene tenere d’occhio la qualità della vita del gatto e adeguare il trattamento di conseguenza (consultando il veterinario, ovviamente!).

Lesioni Orali da Riassorbimento

Questa malattia colpisce fondamentalmente gatti dai quattro anni di età in poi. Altri nomi per questa affezione sono: cavità, riassorbimento interno o esterno della radice, erosione della linea cervicale o lesione del collo.

I denti affetti svilupperanno delle lesioni sulla radice. Si tratta di patologie particolarmente dolorose. Alcuni segni di questi problemi sono: bava, sanguinamento dal labbro e manifestazione di dolore al tatto. Inoltre, il gatto si dimostrerà nervoso, correrà verso il suo cibo ma eviterà il cibo o si rifiuterà poi completamente di mangiarlo. Di solito, i denti affetti dovranno essere rimossi, perché non è possibile curarli. Queste lesioni hanno forma progressiva, il che significa che anche se tutti i denti affetti vengono rimossi dalla bocca del gatto, i denti rimanenti potrebbero sviluppare gli stessi sintomi.

Non si tratta di una patologia che può sempre essere diagnosticata alla prima visita e un gatto con dei denti apparentemente perfetti potrebbe, invece, soffrire di queste lesioni. Il tartaro e la placca non ne sono la causa. Solo una radiografia può rivelare cosa sta accadendo sotto la superficie della gengiva.

IMPORTANTE : Se il vostro gatto ha seri problemi di bocca o di denti, portatelo da un veterinario specialista in odontoiatria!

Iperplasia Mammaria

Questa alterazione si manifesta con un aumento repentino e importante del volume delle mammelle, in seguito alla stimolazione progestinica, sia esogena, sia endogena. Questo complesso patologico coinvolge entrambe i sessi di qualunque razza e soprattutto nei soggetti di età inferiore ai 2 anni.

Le gatte giovani con regolare attività di calore, i soggetto in corso di gravidanza e le femmine e i maschi sterilizzati sottoposti a trattamento con estrogeni. Gli studi hanno rilevato che in tale situazione la distribuzione dei ricettori mammari per gli estrogeni e per il progesterone sia nettamente a favore di quest’ultimo; inoltre è stata anche ipotizzata la sensibilità del tessuto mammario al progesterone.

Nella prima fase di insorgenza la presenza del pelo può mascherare la patologia anche al proprietario più attento; quando sono coinvolte anche le mammelle inguinali l’animale può mostrare riluttanza nel muoversi.

Di solito all’ingrossamento mammario segue anche una tumefazione del tessuto, senza uscita di siero dalla spremitura della mammella.

La mancanza di un intervento repentino può portare a cronicizzare la situazione e in casi estremi alla necessità di una mastectomia.

Per molto tempo si risolveva il problema tramite l’asportazione delle ovaie, ora tramite un particolare trattamento farmacologico antiprogestinico si può salvare la fertilità della gatta.

Purtroppo l’utilizzo di questi farmaci qual’ora la gatta sia gravida induce un aborto e questa scelta vi confesso è molto difficile.

Ringraziamo di cuore lo staff della clinica che ci segue per la repentina diagnosi del problema e il Proff. Majolino per la consulenza e le cure apportate. E’ quasi passato un anno dall’accaduto e la nostra gatta non ha manifestato più il problema ha partorito una stupenda cucciolata e sta benissimo.

Invaginamento Intestinale

Intussuscezione è una condizione rara ma potenzialmente pericolosa per la vita dei nostri gatti di ogni età.

Le possibilità di trattamento sono quasi esclusivamente chirurgiche, queste hanno spesso successo se la condizione è scoperto subito.

Come e dove si presenta

Intussuscezione si presenta con la scorrevolezza dell ‘intestino in sé. Essa si verifica principalmente nel piccolo intestino, ma possono occasionalmente verificarsi anche nel grande intestino . Quando l’intestino scorre dentro di sé l’apporto di sangue alla sezione è molto ridotto e il tessuto comincia a gonfiarsi e poi a morire. L’intero processo può avvenire rapidamente, il che rende la diagnosi precoce e il trattamento essenziale.

Quali soggetti sono più inclini ?

I gattini e i cuccioli sono i più probabili a sviluppare intussuscezione anche se può verificarsi in qualsiasi età o specie. Non sembra essere prediletta una specifica razza.

Quali sono le cause?

Ci sono diverse condizioni che predispongono un gatto allo sviluppo di una intussuscezione.

E’ visto più comunemente nei gattini che trasportano un gran numero di parassiti intestinali, quali ascaridi , anchilostomi , o tricocefali .

Gastroenterite virale o batterica è un’altra causa comune.

Corpi estranei lineari , ad esempio stringhe, nei gatti, può provocare lo sviluppo di intussuscezione. I tumori o recente chirurgia addominale può inoltre contribuire allo sviluppo di questa condizione.

Quali sono i sintomi?

Quando si verifica la circolazione del contenuto intestinale è parzialmente o completamente bloccata, quindi, il gatto vomita comunemente.

Una volta che il tratto gastrointestinale dietro l’intussuscezione si svuota, le feci sono scarse a nessuno. Qualsiasi materiale fecale che viene passato è gelatinosa, con eventuale presenza di sangue, e non ben formato.

L’appetito sarà molto depresso. L’animale presenta forte dolore addominale, ed eventualmente shock e poi la morte.

Come viene diagnosticata ?

La diagnosi è di solito indicativamente effettuata sulla base dei sintomi e alla palpazione di una massa a forma di salsiccia ditta nell’addome.

La diagnosi viene confermata con ecografia ed eventualmente intervento chirurgico esplorativo .

Quali sono i rischi associati ad un intussuscezione?

L’intussuscezione è grave se non trattata subito, il risultato sarà la morte. Con la sua formazione, la pressione restringe il flusso di sangue alla zona. Porzioni di intestini quindi possono realmente morire, e le tossine e batteri possono essere rilasciate nel resto del corpo.

Qual è il trattamento?

Il trattamento consiste sia nell’intervento chirurgico per ‘scorrere’ la parte telescopica dell’intestino, o completa asportazione chirurgica della intussuscezione. Le dimensioni dell’ intussuscezione, la quantità di danni ai tessuti, e il periodo di tempo in cui l’animale ha avuto la condizione di invaginamento dettano quale procedura è utilizzata. Post chirurgicamente l’animale dovrà passare attraverso un periodo di recupero normale. Se l’intussuscezione è identificata abbastanza presto e l’animale subisce un intervento chirurgico di successo, la maggior parte si riprenderà completamente.

Cosa si può fare per prevenire?

Il riconoscimento precoce e il trattamento di altre malattie intestinali possono anche contribuire a ridurre al minimo la possibilità di un intussuscezione. Infine, se il proprietario riconosce i sintomi di una intussuscezione precoce, e l’animale riceve un’immediata assistenza veterinaria, la maggior parte degli animali può essere curata con successo.

Piometra

La Piometra è letteralmente l’ infezione purulenta dell’utero . In un animale femmina “intero”, cioè non ovarioisterectomizzato, l’utero si può rappresentare con adeguata approssimazione come un sacchetto dotato di due lunghe “corna”, posto nella zona ventro-caudale dell’addome. Quando l’animale non è gravido l’utero è dotato di una cavità quasi “virtuale” e le pareti praticamente si toccano tra loro; in queste circostanze non è palpabile dall’esterno, non è visualizzabile in radiografia ed è difficilmente visibile anche in ecografia.

COS’E’

Quando si ha la piometra l’utero si trasforma letteralmente in una “sacca di pus” , a questo punto ci sono due possibilità: in un caso il pus trova uno sbocco esterno attraverso la cervice uterina aperta e la vagina e quindi fuoriesce appunto all’esterno (si parla in questo caso di “piometra aperta” ); nell’altro caso la cervice uterina resta chiusa e il pus rimane chiuso all’interno dell’utero (si parla in questo caso di “piometra chiusa” ).
La piometra di solito (ma non è una regola fissa) si presenta in animali adulti, molto spesso a distanza di circa due mesi dal calore – ma come al solito non è una regola ferrea – nella fase del ciclo cosiddetta “diestrale” (quella caratterizzata dall’aumento del progesterone). Tra i fattori scatenanti dell’infezione c’è appunto la stimolazione ormonale cronica sull’utero, data dalla successione nel tempo di diversi cicli estrali ( come avviene normalmente nelle femmine non sterilizzate); questa stimolazione ormonale in alcuni casi modifica la mucosa uterina tanto da renderla più suscettibile all’azione di quei batteri che normalmente sono presenti nell’utero subito dopo il calore. Anche la somministrazione di estrogeni da parte del proprietario o del veterinario per prevenire indesiderate gravidanze rappresenta un fattore predisponente allo sviluppo di questa infezione (uno dei motivi per cui nel nostro ambulatorio consigliamo l’intervento chirurgico di ovarioisterectomia piuttosto che la somministrazione di farmaci). Anche la ritenzione uterina di feti morti (evenienza di cui un proprietario può anche non accorgersi se la morte avviene in una fase abbastanza precoce della gravidanza o se il numero dei feti non è stato identificato prima del parto) può rappresentare una causa di infezione uterina.
La piometra è un’infezione grave, potenzialmente mortale se non diagnosticata e trattata tempestivamente.

SINTOMI E DIAGNOSI

La diagnosi della forma aperta è ovviamente più agevole. È lo stesso proprietario che spesso si accorge dello scolo vulvare , che ha aspetto da siero-emorragico tendenzialmente limpido o appena viscoso a francamente purulento, denso, biancastro o più o meno rosato e di odore spesso fetido.
Quando il pus trova uno sfogo all’esterno, la piometra tende ad essere meno aggressiva e questo, associato spesso ad una diagnosi e ad una terapia più precoce, rende la prognosi più favorevole.
Altro discorso è per la piometra chiusa, infezione spesso subdola e più difficile da diagnosticare .
Il proprietario può notare che il suo animale mangia meno, si stanca più facilmente, a volte manifesta vomito e dolore o distensione addominale. Quasi sempre si presentano poliuria (cioè aumento della produzione di urine), e/o polidipsia (aumento della sete e quindi della quantità di acqua consumata giornalmente). La comparsa dei sintomi o il loro riconoscimento da parte del proprietario possono purtroppo essere tardivi e questo può complicare diagnosi e prognosi.

Una visita precoce dal veterinario può letteralmente salvare la vita al cane : una visita clinica completa, compresa una delicata palpazione dell’addome (troppa energia può causare la rottura dell’utero e una gravissima peritonite conseguente), eventuali esami del sangue (che possono evidenziare, oltre all’infezione, anche alterazioni della funzionalità di alcuni organi, come fegato e reni, spesso legate alla piometra come conseguenza e della disidratazione e della disseminazione di batteri e tossine dall’utero al resto dell’organismo) r adiografie dell’addome ed ecografia (esame diagnostico d’elezione nella diagnosi di questa patologia) possono consentire una rapida diagnosi e una rapida terapia.
Se il proprietario invece non si accorge di questi sintomi o non da loro il giusto peso, l’infezione può progredire e l’animale può morire per una grave setticemia (complicazione della sola piometra o della peritonite che può insorgere se l’utero pieno di pus si rompe e si apre nell’addome).

TERAPIA

La terapia della piometra può essere farmacologica o chirurgica . I farmaci utilizzati sono ovviamente antibiotici , ma anche alcune sostanze che favoriscono le contrazioni dell’utero facilitando quindi la fuoriuscita del materiale all’esterno. La chirurgia invece consiste nell’ asportazione dell’utero (e spesso delle ovaie laddove siano ancora presenti).
Nel nostro ambulatorio preferiamo la soluzione chirurgica per un paio di ragioni.
Primo perché siamo sicure della corretta risoluzione del problema, mentre la sola terapia antibiotica non garantisce la risoluzione completa dell’infezione e la stimolazione della contrattilità dell’utero qualora questo sia pieno di pus non è esente da rischi come la rottura dell’utero stesso o la fuoriuscita del pus in addome dalle tube di falloppio ( con conseguente grave peritonite purulenta). Secondo perché spesso un animale che ha risolto farmacologicamente una piometra, ha grosse probabilità di andare incontro alla stessa patologia al successivo calore e non necessariamente la diagnosi sarà ancora sufficientemente tempestiva.
Quindi se il vostro animale è intero (e non necessariamente anziano, perché la piometra, benché più raramente, può presentarsi anche in animali giovani) e manifesta qualcuno o tutti i sintomi sopra descritti, o magari non ha chiari sintomi e voi avete solo qualche dubbio, il mio consiglio è di portarlo prima possibile dal vostro veterinario ; se non è niente di grave gli avrete fatto fare comunque un controllo, ma se ha una piometra probabilmente gli garantirete un trattamento tempestivo e una prognosi forse più favorevole.

N.d.a. Per semplificare la discussione non ho parlato della “piometra del moncone” , l’infezione purulenta del moncone uterino lasciato in sede dopo la sterilizzazione. È un’evenienza piuttosto rara, ma se dopo la sterilizzazione resta in sede anche parte del corpo uterino oltre alla cervice, questo tessuto, (soprattutto se è rimasto in sede anche del tessuto ovarico funzionante) può andare incontro ad infezione. La patologia, del tutto sovrapponibile alla piometra classica, può essere di difficile diagnosi proprio perchè tendenzialmente più rara.

FONTE: www.veterinariagiustiniana.com